Versione rielaborata
La verità mi appare come un mazzo di carte: destini che possiamo mescolare, possibilità di cui non conosciamo ancora l'ordine. Si rivela nel silenzio, nella luce del sole e della luna, nell'aria che respiriamo. Il bene non è soltanto un oggetto bello da osservare. È qualcosa che trasforma il nostro modo di esistere.
Mentre maturiamo impariamo a muoverci da soli. Il tempo intreccia i destini; l'arte offre un cammino obliquo, una guida che non pretende di portarci sempre più in alto. A volte occorre soltanto trovare un equilibrio. L'amore aspetta il sabato, le preoccupazioni attraversano la settimana, il paese in cui viviamo ci sembra incapace di liberarsi dai propri errori. La strada resta davanti a noi, fiancheggiata dagli alberi dell'esperienza.
Osservo quello che accade e mi soffermo sui gesti di una sera. Un pacchetto di sigarette consumato lentamente può assumere, nel ricordo, il significato di una tregua. Non è una fuga dal mondo, perché al mondo continuiamo ad appartenere. La possibilità di scegliere il bene rimane dentro ciascuno di noi.
Forse, per entrare nella società, abbiamo rinunciato a una parte della nostra essenza. Penso a un patto con il diavolo: qualcosa viene concesso, qualcos'altro sottratto. Chi cade nell'inganno può scambiare per una luce ciò che finirà per ferirlo. Non sempre sappiamo distinguere una scelta libera da una rinuncia imposta.
La mente cerca equilibrio. La immagino muoversi in orizzontale, senza salire né precipitare, per trovare la propria verità. Le convenzioni vuote e le spiegazioni troppo facili non bastano. Dobbiamo coltivare una ricchezza interiore, uno spazio in cui l'arte possa aiutarci a riconoscere ciò che viviamo.
A volte mi sento in una prigione che non ho cercato. Gli altri ci credono semplici, trasparenti, come se nulla potesse nascondersi dietro la nostra immagine. Il male non riconosciuto finisce per essere trascurato. La realtà, però, non coincide soltanto con ciò che vediamo: conta anche la prospettiva da cui la osserviamo.
La solitudine cambia volto. Può offrire esperienze diverse o chiuderci in abitudini che ripetiamo senza accorgercene. Fuori, le persone si chiamano e si seguono, talvolta senza sapere dove stanno andando. Dietro facciate dorate immagino un mondo che fatica a mostrarsi.
Per uscire da un ciclo dobbiamo prima riconoscerlo. Ho avuto la sensazione che il mondo si fosse interrotto per poi ripartire nel Duemila, lasciandosi dietro una memoria incompleta. Qualcosa continuava a ostacolare l'arte e l'armonia. Eravamo connessi, ma la connessione non bastava a renderci consapevoli.
Scegliamo con cura le persone da frequentare: le abitudini influenzano l'esperienza. Le paure non scompaiono soltanto perché le ignoriamo. Il tempo continua a scorrere, e con esso rischiamo di perdere le possibilità del presente.
Nell'arte riconosco cose che altri discorsi lasciano nascoste. Non sempre mi conduce dove pensavo. Quel cammino obliquo mi interessa proprio perché interrompe la scelta obbligata tra salire e precipitare.
Lettere e scritti: Pensieri, racconti e riflessioni di Gerardo D’Orrico.