Versione rielaborata
Un giorno simile agli altri rende più visibile una mancanza. L'ignoto mi appare come un abisso d'incertezza in cui l'identità perde consistenza. Le strade si moltiplicano, e io cerco quella capace di riportarmi a una forma di chiarezza.
Le domande rendono difficile distinguere ciò che è da ciò che vorremmo fosse. Immagino una risposta in un cassetto segreto. Intanto il pubblico e il privato si confondono, e persino la lotta contro il male può diventare un inganno se ripete ciò che condanna.
Vorrei interrompere la tirannia del silenzio, quel potere che impedisce di esprimersi senza nemmeno dichiararlo. L'arte mi permette di dare forma a qualcosa che prima era soltanto un peso. Respiro e provo a continuare.
Il bene e il male, l'amore e l'odio esistono nei rapporti e dentro di noi. Le strade possono essere già tracciate, ma attraversarle lascia un'esperienza personale. Il passato, visto da qui, non è soltanto una superficie.
Il male può avere un sapore dolce, nascondere ciò che ci danneggia. La notte chiude una frase, non necessariamente ogni possibilità. Nella fede trovo un sostegno; poi il pensiero corre perfino alle patatine fritte, al conforto assurdo e concreto delle cose comuni.
«L'amore muore, novembre che muore»: le parole di un altro momento attraversano la pagina. Una stagione può tornare in una frase anche quando il calendario è andato avanti. Rimane nel discorso qualcosa che non ho saputo dire allora, e che adesso interrompe la giornata.
Non c'è una sola nota. Le possibilità possono apparire dove non le avevamo cercate. La musica, una voce, un gesto quotidiano mi ricordano che la comprensione non nasce soltanto dalle spiegazioni.
Anche il silenzio cambia secondo chi lo decide. Posso fermarmi perché non ho ancora una risposta, oppure perché mi è stato impedito di parlare. Da fuori le due pause si somigliano. Vorrei che qualcuno mi chiedesse quale delle due sto vivendo, e mi lasciasse il tempo di rispondere.
Lettere e scritti: Pensieri, racconti e riflessioni di Gerardo D’Orrico.