Versione rielaborata
L'umanità può abituarsi al male fino a non distinguerlo più. Quel torpore, visto da fuori, somiglia a un riposo tranquillo. Per chi lo vive può essere la negazione stessa del mondo. Mi domando se il silenzio nasca da un eccesso di sofferenza o dall'incapacità di riconoscerla.
Un'immagine insiste nella mente: un inferno terreno. La osservo e mi chiedo quanto appartenga alla realtà e quanto al modo in cui la percepiamo. L'orrore, il silenzio imposto, ciò che chiamo un falso fascismo diventano figure della cecità umana. Intanto la vita prosegue, spesso incurante delle nostre spiegazioni. Gli oggetti entrano nei progetti, i progetti cambiano, e non sempre ne comprendiamo la ragione.
Esprimersi in prima persona è una sfida. Perché tanti, dopo aver tentato di cambiare il mondo, hanno interrotto il cammino? Le possibilità prendono forma, ma talvolta si intrecciano alla catastrofe. Immagino un disegno costruito con esperienze nascoste: un giorno diventa un treno e attraversa territori che credevamo vietati.
Vorrei oltrepassare l'ignoranza e aprire gli occhi sull'esistenza. Molto dipende da ciò che scegliamo di osservare. Il bene richiede equilibrio; non lo considero irraggiungibile. Eppure il mondo sembra scivolare altrove, in una dimensione che ci sfugge. Forse un giorno ci ritroveremo sullo stesso piano, capaci di riconoscere ciò che oggi ci divide.
Avverto nell'aria un desiderio di rivolta. A volte prende la forma di un'apocalisse, come se fosse necessario distruggere ogni immagine prima di costruirne una nuova. Ci sentiamo presenti ma incapaci di intervenire. Persino le parole comuni suonano fuori posto. Ognuno abita il proprio mondo: riusciremo mai a condividerlo?
Immagino una crepa nell'universo, poi torno a qualcosa di più vicino: il potere che condiziona il pensiero. La realtà avrebbe bisogno di un'interfaccia diversa, di un nuovo programma. Davanti a noi c'è una montagna da scalare, anche quando sembra non esserci nulla. La corruzione consuma la fiducia e altera i rapporti. Un processo, una volta iniziato, può continuare a trascinarci verso l'alto o verso il basso.
Oltre quella corsa immagino l'infinito, un vuoto da riempire con una vita ordinaria. Un inferno, un cimitero, un paradiso da restaurare: immagini diverse della stessa Terra, che vorremmo reinventare. Potremmo fingere che il destino degli Stati corrotti non ci riguardi. Scherzo. Siamo esseri umani, e non possiamo sottrarci del tutto a ciò che ci unisce.
Quello che percepiamo cambia con l'esperienza. Rinnovare i sensi significa anche imparare a guardare meglio. La vita diventa storia persino quando nasce dal rifiuto di un male in cui eravamo immersi. Non sottovalutiamo un affare, un fiore, una possibilità soltanto perché qualcun altro l'ha immaginata prima di noi.
Il male mi appare, a volte, simile a una rete mafiosa: si insinua nei rapporti, toglie certezze, rende precario anche ciò che dovrebbe essere semplice. Il bene può aiutarci a distinguere. Immagino vestiti fatti di un tessuto nuovo, dotati di possibilità ancora sconosciute. Vorrei che anche il viaggio della mente ritrovasse una continuità, invece di disperdersi in frammenti.
Svegliarsi dopo vent'anni sarebbe stupefacente. Ma perché aspettare tanto? Chi ci ha insegnato ad accontentarci di ciò che ci affligge? Possiamo riconoscerlo come una condizione da attraversare, senza farne il nostro destino. La vita non segue sempre un percorso ordinario; questo non cancella la differenza tra ciò che ci aiuta e ciò che ci danneggia.
Nell'arte ho trovato riscontri che altrove mancavano. Il resto mi sembrava fatto di norme, silenzi e ignoranza. Immaginare un'uscita dal decadimento era già difficile, come se l'idea stessa fosse proibita. Eppure ciò che oggi non sappiamo concepire potrebbe diventare possibile.
Mi domando a chi appartenga la responsabilità, dove cominci la mia. La rabbia contro il potere rimane, ma non voglio che decida in anticipo chi ho davanti. Nessuno dovrebbe essere considerato perduto per sempre.