C’è confusione nel quesito di oggi, o in quell’altro, dentro un bicchiere. Troppe cose non si hanno, dai. Troppe rapine diventano un muro attaccato davanti al corpo, troppe esigenze: «Chi non parla è il tuo sangue bevuto nel mio bicchiere». Il piattino, piccolo piatto, non era mai stato previsto come una grande Peugeot di ricordi. Grazie.
Una stella non è cosa da poco. L’ignoranza superata è una rivelazione, il punto in cui il tuo codice sarà tuo. Quel coso laggiù in fondo, invece, chi è? Cosa conta se sei spento tu oppure il tuo sistema sociale e politico, la democrazia, il tuo reale? Cosa non puoi fare? Dov’è il falso, chi è falso? Quelli sono muri di divisione architettonici, non naturali. Non si trova soluzione a quel problema: non si esce da una porta dove la porta non esiste.
Cosa volevi sapere? Sai che io lo so. Lascia quei triangoli: servono soltanto a non tornare dove sei stato prima, più in fondo, dove non ci sei più. Di cosa vogliono sapere gli altri? Della libertà che si apre nel punto in cui ti eri perso, della soluzione o della tua disgrazia? Non puoi parlare di ciò che non sai. Digli di no, non era cosa. C’era una strage giù in strada.
Il resto della vita non è un sogno, e neppure il mondo. Esci e trovi ciò che sentivi, torni e sai cosa ti dicono di essere. Di più non sai. Come vedi siamo sempre qui, fra aperture perdenti e posti in cui anche le persone sono cose: non più anime, ma oggetti da descrivere. Tranne la ghigliottina, chi ha perso è già lì a riscuotere. Chi è più potente gode, non è vero? Qualcuno ci dirà di cosa si occupi questa funzione: qui stringe, finisce. Ma sarà ancora giorno, il Sole, la Luna.
E poi, e poi… una canzone di Mina. Si comincia, per quanto drasticamente, e si cammina nel senso generale delle parole che ci mancano. Buon appetito anche a te. La felicità nelle cose che non esistono è un posto in cui restare in silenzio. Credi ancora che le parole facciano tutto quello che dicono? Io penso che ci sia un partito sbagliato da cui andare via. Gli umani che ci pensano, però, dove sono?
Qui non è tutto sbagliato, strappato e buttato via per sempre. Sembra piuttosto quell’interesse di cinque minuti prima, quello del «non si dice così». Sono venuti a comprarti per un male? Ho capito: forse non ti escono le parole, le paure, ciò che il creato può darti. Vogliono rubarci il luogo dove si finisce, così non lo sappiamo. Soluzione, creazione: uguale facile. Essere sé stessi in tutti e in tutto: uguale difficile.
Guarda quante persone buttate via negli ultimi anni. Noi non siamo una miniera. Forse sono io quello a cui dovevi dirlo. Bisogna lasciare il retro progresso almeno nel tempo, nelle ore: quell’avvenire che non si manifesta in ciò che siamo. Esiste una varietà smisurata di cose e di umani. Da dove si comincia? Siamo tutti vivi, non estinti, come si dice, figure ferme in bianco e nero.
Beni o mali: scegli souvenir o casta. Vivi meglio o credi ancora in molte parole? Lascia stare: quando uno scappa ha il fiato corto. Un quadro, una giornata di Sole che schiacciò l’estate. Troppo in alto il limite verso il quale non si può rivolgere lo sguardo. La proprietà personale del tuo interesse, e in più la voce. Le idee continuano anche oggi: non si cancellano, vanno sempre in quella direzione.
Una freccia in mezzo agli occhi. Verso avanti le dinamiche variano. Quei demoni dipendono da una comunicazione nella quale non esiste la psicologia; d’altro canto si dice che siamo scomparsi tutti troppo presto. Il bene non si ferma. Fra qualche ora il mondo fuori casa non sarà così diverso, anche se qualcuno ce l’ha fatta, in sostanza. Meglio un altro caffè: sono passati soltanto cinque minuti.
Continueranno a esercitare la loro forza suprema. Tema: le pretese di un giorno come un altro. Gli errori, dunque, sono molti di più, la soluzione è lontana, la voce si spegne. Vero? È sempre troppo grossolano dire che nessuno ti porta dove parli. L’animale che distrugge non è buono. La destituzione dell’arte ci sommerge; per il falso, il giorno non si può.
L’errore sarà adattare una società a quell’altra, o a un’altra ancora, forse entrambe immaginarie. Occorre stare attenti, soprattutto quando non si discutono i punti in cui un discorso s’interrompe. Poi si rivede ciò che non si ferma, o soltanto la nebbia. Sarà fascista parlare delle distorsioni concesse?
La pesantezza di un giorno nuovo, la felicità dell’orario che prosegue. Millenni di sonno, mentre in natura la soluzione era molto più semplice. Sono altre le cose, le case. Chi ruba non esiste più. Guarda il bar laggiù: trovi caffè, cappuccini e cornetti. Il gusto dell’amaro, che sarà mai? Ciao, ragazzo.
È molto importante chi siamo davvero: il rispetto degli altri, cosa fare, dove andare, sapere di non esserci persi. Fai una X lì. Indica che è tutto a posto, che non è successo niente: lo stupore di un ladro o di mio zio, Sinudyne o nulla. Panta rei. Rientriamo in noi stessi? No, la Terra viaggia senza fermarsi. Ognuno vede ciò che in fondo conosce.
L’esistenza assume molteplici significati già soltanto perché non è un male: forme nuove, modi attuali di essere per divenire, altre tipologie esistenziali, pensieri aperti, atti, azioni, permessi. Tutto più chiaro e veloce, verso orizzonti dai quali l’uomo si spiega le epoche passate. In realtà ci conosciamo già: si tratta di addolcirci un poco, dentro quelle sceneggiature che volevano il nostro, il loro… Adesso sembra una strana domenica pomeriggio, fatta di sogni.
Adora la ripetizione delle stesse parole negli anni. Continua; se piangi, saprai che il male non è un dio. Vedrai orizzonti nuovi sul silenzio più nero. Arriveranno le pubblicazioni delle nostre idee adolescenziali, configurazioni d’eternità negli anni passati. Guarda oggi, non pensare a domani. Chissà cosa significava: non c’entra niente. Dirigiti verso ciò che vuoi dire, conferma tutto, prendi appunti nel rispetto del prossimo.
Si tratta di una routine dentro cui resistiamo per esistere oggi. Dove vanno a finire i nostri problemi, se non dove sanno non morire? Quando li avrai risolti tutti, fammi sapere. Aspettano da secoli; forse aspettano che aspetti. Di là soltanto il vuoto, cioè qui, // //, nel male. Meglio andare. Un’altra situazione può essere diversa da come appariva.
Ci sarebbe da chiudere un po’ lo Stato, per discutere di colpe, reati, limiti e del perché portino la pistola. Si comincia dal telefono, con calma. Sarà una bella stesura: rideranno le persone povere, e anche quelle ricche. L’argomento sarà: cos’era mai successo? Due piani di silenzi.
«Help! L’umano che ragiona e governa dice: oggi meglio di ieri. Mi era venuto da ridere, fra mille cose per cui non ho tempo. Ah, per pensarci meglio!»
Lettere e scritti: Pensieri, racconti e riflessioni di Gerardo D’Orrico.