La voce e la creta

La voce e la creta

Versione rielaborata

Arriva giugno con più di un milione di pensieri e quattro chili in più di Sole. La stagione pesa sulla giornata prima ancora che io riesca a darle una misura ragionevole. Ciao, ti dico, e ho già troppe cose da raccontare.

Ci sono cose di cui indignarsi e altre che non riusciamo nemmeno a esprimere. I miti in cui abbiamo creduto non trovano più eco. La paura di perdere qualcosa, o di essere esclusi, ci trattiene.

Perché non raccontiamo con chiarezza ciò che accade? Il paesaggio sembra sfocato. Una società piena di crepe avrebbe bisogno di guardarle, invece di trattarle come parte inevitabile dell'edificio.

Mi basterebbero due righe sincere: che cosa è successo oggi, che cosa era possibile, che cosa appartiene a ieri. L'equità non può dipendere soltanto dalla forza di chi vince. Le abitudini confondono il tempo e ritardano il cambiamento.

Forse una soluzione comincia dallo sguardo reciproco. Penso alla voce, all'amplificazione, a Carmelo Bene. Il suono può occupare uno spazio che il discorso ordinario non raggiunge. Ma anche una voce potente deve incontrare qualcuno.

Rischiamo di descrivere le persone attraverso funzioni: uno stipendio, un'auto, un ruolo familiare. In quel quadro qualcosa rimane fuori. Ci lamentiamo dell'inerzia e del silenzio, mentre continuiamo a riprodurre la stessa immagine di noi stessi.

Sento il sapore di una vita sottratta, la perdita dei colori. Non voglio accettarla senza domande. Il ricordo può essere coperto da un altro oblio, e l'idea di un falso che ci somiglia diventa insopportabile. Anche dire «credimi» sembra troppo, quando manca fiducia.

Le parole si accumulano e possono produrre altro vuoto. La campanella, il comando di dormire, l'immagine di un lager: il pensiero porta all'estremo la paura di un domani già deciso. Vorrei riconoscere ciò che sta accadendo prima che quella paura sostituisca l'intera realtà.

La conoscenza scolastica e quella della vita non coincidono. Dobbiamo capire dove ci siamo fermati, che cosa desideriamo, che cosa ci impedisce di parlare. L'emozione può superare il pensiero e lasciarci senza una frase intera.

Un cuore ferito continua a chiedere se esista un'uscita dal tunnel. La sera si prolunga nelle case chiuse. Lascio scorrere le immagini più negative come una pellicola, senza inseguirle tutte. Aspetta un buon film: hai ancora qualcosa da dire.

Le persone importanti scompaiono, altre rimangono e sembrano già lontane. Un ambiente soffoca quando non trova parole adatte. Che scopo ha il silenzio, se impedisce persino di spiegare un dovere o una sofferenza?

Non voglio avere bisogno di un interprete per me stesso. Un questionario può raccogliere risposte, ma non esaurisce la persona. La gente viene descritta come un'opera d'arte e poi trattata senza attenzione alle sue sfumature.

Questa sera cerca qualcuno, mi dico. Prova a scrivere ciò che pensi. La parola e l'argilla chiedono entrambe una forma, ma la forma risponde al contatto, cambia mentre la lavoro. Vorrei ricordarmene quando parlo con una persona e pretendo di averla già capita.

Gerardo D’Orrico

Biblioteca Beneinst

Lettere e scritti: Pensieri, racconti e riflessioni di Gerardo D’Orrico.

Pillole di pensiero

"Si continua distrutti e stanchi per questa normalità, perché si accende o perché si spegne, non hai più le congiunzioni alle parole, ai legamenti o hai paura? Quella parete in realtà può caderti addosso o sarà già crollata."

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