Essere e possedere

Essere e possedere

Versione rielaborata

Il sole segue il proprio corso e noi ci sentiamo immobili. Aspettiamo un momento desiderato, forse immaginato leggendo uno dei nostri autori preferiti. Mi domando quanto delle nostre azioni nasca dal desiderio e quanto dall'istinto di sopravvivere.

Le strade deserte, i detriti, i lavori incompiuti entrano anche nelle domeniche e nei giorni di festa. Le tasse mi sembrano troppe quando non riconosco ciò che dovrebbero rendere possibile. Il potere appare lontano, sopra una montagna di cose abbandonate, mentre qui restano bisogni concreti.

La rabbia cerca un responsabile e rischia di trasformare tutto in una sola accusa. Io vorrei tornare alla città che abbiamo davanti, alle sue mura, alle persone che la attraversano. Che cosa sappiamo davvero? Di quale conoscenza siamo ancora debitori?

A volte l'essere viene confuso con il possedere. Ci sembra che il mondo sia stato distribuito prima della nostra nascita e che a noi rimanga soltanto una parte insufficiente. L'odio si attacca a questa sensazione. Vorrei lasciarlo andare senza dimenticare ciò che occorre cambiare.

Ci sono persone che mancano e frammenti di memoria che nessuno riesce più a condividere. Malattie, conflitti e minacce di distruzione rendono il futuro un'immagine cupa. Nella mente la fine del mondo sembra già accaduta, ma il giorno successivo arriva con compiti da svolgere.

La vita non è una promozione pubblicitaria. Non basta mostrarne la parte luminosa, promettere un risultato, nascondere il resto fuori dalla stanza. Mi domando se non faccia qualcosa di simile anch'io quando racconto soltanto ciò che conferma la mia idea. Quello che escludo continua a esistere, anche se nella frase non compare.

Seguo una mappa fino alla sua X e mi domando che cosa mi aspettassi di trovare. Quando l'energia si esaurisce, rimane nella mente una capsula di luce blu. È un'immagine piccola, quasi un residuo, ma mi impedisce di chiamare vuoto tutto ciò che sento.

Era Pasqua, mi ero appena svegliato. Non sapevo che cosa mancasse, soltanto che qualcosa mancava. Quando il colore della giovinezza sbiadisce, avere qualcuno accanto durante una festa assume un valore diverso. Vorrei riconoscere le voci, sapere con chi condivido quel momento.

Che cosa desideriamo davvero? Che cosa apprezzavamo prima che tutto diventasse una questione da risolvere? Ricordi, amicizie e denaro non si recuperano allo stesso modo. Lo Stato dovrebbe prendersi cura dei bisogni comuni anche attraverso ciò che paghiamo, e rendere riconoscibile questa cura nella vita di ogni giorno.

Il silenzio può diventare una barriera. Cercare un orientamento è difficile quando non riesco a descrivere ciò che manca. Essere e possedere si confondono proprio lì: il denaro serve, ma non può dirmi per quale motivo desiderassi un incontro o volessi creare qualcosa. Quelle ragioni devo ancora riconoscerle io.

Un frutto, un bacio, un pomeriggio: il pensiero torna a cose che posso riconoscere. Andare alla deriva mi pesa più che cercare, anche senza sapere dove arriverò. La storia continua a ripetersi dove non le prestiamo attenzione. Scrivere è il mio tentativo di restare in questa conversazione, prima che un altro giorno finisca.

Gerardo D’Orrico

Biblioteca Beneinst

Lettere e scritti: Pensieri, racconti e riflessioni di Gerardo D’Orrico.

Pillole di pensiero

"Si continua distrutti e stanchi per questa normalità, perché si accende o perché si spegne, non hai più le congiunzioni alle parole, ai legamenti o hai paura? Quella parete in realtà può caderti addosso o sarà già crollata."

Cerca nel Sito