Un alloggio per l’Anima

Un alloggio per l’Anima

Versione rielaborata

Desideriamo libertà e ci troviamo circondati da restrizioni. Le istituzioni parlano di limiti, le persone di bisogni che non riescono a far riconoscere. Anche nominare un problema può sembrare rischioso. Diventiamo cronisti di eventi a cui pochi prestano attenzione.

I pregiudizi fanno da barriera, ma la storia concreta si svolge nei rapporti sociali. Provo a descrivere quello che manca, a dare una forma alla denuncia. Dove presentarla? Chi la leggerà? Fra una voce che protesta e qualcuno che possa rispondere c'è uno spazio che continuo a trovare vuoto.

Immagino un programma capace di ordinare il caos. Mi sembra che ogni cosa sia già stata analizzata, eppure qualcosa continua a sfuggire. Devo distinguere un'invenzione da una pratica corrotta, uno strumento utile da ciò che danneggia. Non tutto ciò che non comprendo è stato creato da me, né tutto mi appartiene.

Una crepa nella memoria può far perdere l'equilibrio. Ci chiedono di svegliarci, mentre le generazioni precedenti sembrano dormire sui resti di progetti mai realizzati. Forse il nostro presente avrebbe dovuto essere il loro sogno. Che cosa ne è rimasto?

Penso al denaro destinato alle opere pubbliche. Dove finisce? Quali risultati possiamo vedere? Mi domando, con un'immagine che va oltre gli edifici, se troveremo mai un alloggio per l'anima. Le strutture pubbliche e private dovrebbero rendere il mondo abitabile, non soltanto amministrarlo.

Tra cause indefinite e procedure oscure perdiamo di vista lo scopo. Una voce si disperde fra milioni di altre. Rimaniamo in attesa, senza sapere che cosa abbiamo costruito e che cosa avremmo diritto di trovare.

La paura può diventare più forte dei fatti. Allora perfino una forma autoritaria di potere si presenta come una sicurezza, una risposta semplice a problemi enormi. È il paradosso che avverto pensando al fascismo: la promessa di protezione può nascondere una nuova rinuncia alla libertà. Non sento che quella soluzione possa essere la mia casa.

«Non dire nulla e nessuno ti farà del male.» Il silenzio viene offerto come riparo. Ma se per essere al sicuro dobbiamo scomparire, che cosa resta della vita comune?

A volte mi sembra che sia svanita persino l'ultima soluzione. Restano metodi brutali e nessuno disposto ad ascoltare. Le persone tornano ai progetti incompiuti, cercandovi ancora un significato. Vorrei capire che cosa possiamo salvare da quei sogni, prima di consegnarli definitivamente all'attesa.

Gerardo D’Orrico

Biblioteca Beneinst

Lettere e scritti: Pensieri, racconti e riflessioni di Gerardo D’Orrico.

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